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Bambini inappetenti....manuale per l'uso!

cosa fare per aiutare un bambino e la sua famiglia a vivere il pasto con tranquillità

Bambini inappetenti….istruzioni per l’uso!

“Non mangia niente” quante volte abbiamo sentito pronunciare queste parole da una mamma o da un papà preoccupati per un figlio inappetente?

In realtà, l’ansia che il proprio figlio non si nutra abbastanza appartiene a tutti i genitori. Per fortuna però, spesso si tratta solo di una fase momentanea, circoscritta ad un periodo. Oppure nella stragrande maggioranza dei casi è legato a comportamenti sbagliati da parte degli adulti.

Dallo svezzamento ai tre anni…..

  • AFFERMAZIONE DEL PROPRIO IO

Nei bambini più piccoli si può assistere ad una fase, in genere momentanea di rifiuto del cibo da parte del bambino, in genere questo accade dopo lo svezzamento, fase che raggiunge la massima espressione nel periodo tra i 2 e i 3 anni. In questo periodo, infatti, il bambino cerca di affermare il proprio io con l’opposizione alla mamma ed alle sue regole, tra cui anche il mangiare.

Non si tratta quindi di capricci, ma di un percorso di crescita obbligato.

L’alimentazione è relazione con la madre e con gli altri componenti della famiglia, il clima sereno,  la pazienza e la tranquillità dell’adulto giocano un ruolo fondamentale che condizionerà l’atteggiamento del bambino nei confronti del cibo e dell’alimentazione in generale.

E’ importante che i nostri figli abbiano un rapporto sereno con il cibo,  facciamoli “pasticciare” devono poter toccare e sporcarsi le mani, la faccia e sentire la consistenza, il profumo di ciò che stanno mangiando.

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Se la mamma  asseconda questo comportamento di “esplorazione” e di “contatto diretto” del bambino, sta, di fatto, avvicinando il proprio figlio al cibo e sta rafforzando la loro relazione. In questo modo, infatti, il bambino si sentirà autonomo e avvertirà che l’adulto ha riconosciuto questa sua autonomia.

Agli adulti spetta quindi avere pazienza e comprendere che attraverso questo atteggiamento del bambino, si conferma la sua volontà di voler essere sempre più protagonista della sua crescita.

NON PRETENDIAMO CHE SIANO DEI PICCOLI ADULTI A TAVOLA…..DEVONO ESPLORARE  CON TUTTI I SENSI: GUARDARE, TOCCARE…. SPORCANDOSI, ANNUSARE E  SOLO COSI’ SI SENTIRANNO LIBERI DI SCEGLIERE E DI PROVARE PIACERE A MANGIARE.

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  • TUTTI INSIEME A TAVOLA 

È molto importante consumare i pasti tutti insieme in famiglia proponendo una grande varietà di cibi sulla tavola e invitando il piccolo a scoprire gusti diversi.

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Il pasto deve essere un momento piacevole, tranquillo per tutta la famiglia, anche quando il bimbo è piccolo: deve essere un momento di condivisione con mamma e papà, insomma. E’ molto importante consumare il pasto in un clima sereno, senza fretta e senza TV accese o giochi per distrarre il bambino da ciò che sta facendo cioè MANGIARE.

 

  • NON INSISTERE MAI

 Se rifiuta il cibo e non ne vuole proprio sapere, è bene accettarlo e non farne un dramma.

Non insistere mai ma riproporre i cibi precedentemente rifiutati a distanza di tempo con entusiasmo e gioia.

….E se le cose non avverranno nell’immediato, non importa la pazienza deve farla da padrona.

  • I BAMBINI CI GUARDANO

Le nostre abitudini alimentari saranno con alte probabilità le abitudini alimentari dei nostri figli.

I bambini ci osservano e ci imitano. Quindi se noi, a denti stretti, mangiamo le verdure o la frutta, come possiamo pretendere che i nostri figli non facciano altrettanto?

Se il genitore manifesta entusiasmo mentre mangia le verdure e mostra di apprezzarle veramente, anche il figlio sarà più propenso ad assaggiarle.

Dobbiamo ricordare che tutto si basa sulla relazione tra adulto e bambino.1675485205_fa472864aa

  • DIAMOGLI FIDUCIA….IL BAMBINO E’ IN GRADO DI AUTOREGOLARSI

Una ricerca americana ha dimostrato che un bimbo di 2 anni e mezzo di fronte a una tavola piena di leccornie è perfettamente in grado di selezionare  la quantità di cibo adeguata a lui.

Quindi, se il bambino non subisce pressioni esterne, ma è lasciato libero di esprimersi, impara ad autoregolarsi, le pressioni dell’adulto, infatti, bloccano questo normale processo di autonomia e riconoscimento del sé.

Il bambino impara a individuare lo stimolo della fame solo se gli è permesso di sperimentare e senza che le condizioni siano imposte dall’adulto.

  • NO AI FUORIPASTO

L’alimentazione del nostro bambino deve essere suddivisa in cinque pasti durante la giornata: colazione, spuntino, pranzo, merenda e cena. Non cedere ai fuoripasto e all’uso eccessivo di zucchero (mascherato spesso sottoforma di succhi di frutta e  bevande zuccherate) e di snack salati. Se il bambino arriva ai pasti principali dopo qualche ora di digiuno, apprezzerà di più il cibo che ha di fronte. E sarà maggiormente propenso ad assaggiare cibi nuovi. Inoltre,  le porzioni devono essere adeguate alla sua età. Non pretendiamo che i nostri figli mangino le nostre quantità o quelle dei fratelli più grandi. Scegliamo alimenti freschi, possibilmente di stagione, poco elaborati e cotture semplici.

  • PER I PIU’ GRANDICELLI….

Scegliamo insieme una ricetta, portiamoli a fare la spesa con noi e coinvolgiamoli in cucina con mestoli, grembiuli e pentole…….saranno entusiasti di assaggiare ciò che hanno cucinato con mamma e papà.

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Arianna Corbu

Mi occupo di prevenzione ed educazione alla salute, di sovrappeso e obesità a tutte le età: bambini, adolescenti, adulti sani o con patologie accertate dal medico curante.
Svolgo la mia attività a Bologna, Castelfranco Emilia e San Giovanni in Persiceto.

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